E se fosse volontà di Dio?

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Panorama storico

1880 – La signorina Elice palesa l’idea al suo direttore spirituale, p. Stanislao, di voler fondare un gruppo di pie donne per l’assistenza domiciliare ai malati.
1882 – La signorina Elice insieme al direttore spirituale, p. Angelico, intraprendono un pellegrinaggio per la nuova opera e ottengono anche la benedizione di  papa Leone XIII.
1883 – Accade il fatto del manovale ferito che poterà all’incontro tra Santa Francesca e la signorina Elice.

 

Gli eventi

Una certa signorina Maria Elice, ex suora carmelitana, aveva ricevuto da papa Leone XIII la benedizione per fondare, una Congregazione religiosa dedita all’attività di assistenza dei malati, della città. Nella sua intenzione era sostenuta anche dai cappuccini p. Angelico e p. Stanislao.  Questa signorina aveva un discreto capitale ed iniziò a sistemare la casa.  Molte persone maligne e invidiose criticavano la sua scelta, ma lei era sempre più convinta della bontà della sua opera.
Un giorno, in estate, accadde un fatto, che di per sé non aveva nulla di straordinario, ma che nei disegni della Provvidenza apriva una via di bellezza e luminosità…
Un manovale venne colpito alla testa da una pietra caduta da un’impalcatura, la ferita non era lieve, i compagni trasportarono il ferito all’interno della casa.
In quel momento Anna Maria Rubatto, usciva di casa per andare verso la chiesa dei Cappuccini, richiamata dalle grida dei compagni del ferito, salì in fretta le scale, entrò nella casa della Elice e la vide che guardava smarrita il povero muratore senza sapere cosa fare. Anna Maria salutò la padrona, si avvicinò al ferito e si mise a medicarlo con amorevole cura, dopo di che lasciò scivolare nelle mani del ragazzo due lire. Era quasi arrivata alla piazzetta del Convento quando giratasi indietro, vide il ferito che a fatica si avviava verso casa. Lei ritornò sui suoi passi e gli diede altre due lire.
Il suo gesto fu argomento di conversazioni di tutta la contrada; per Maria Elice fu una vera rivelazione. Subito pensò che Anna Maria poteva diventare la sua migliore collaboratrice, ma come avvicinarla e parlare del suo progetto? Cosa avrebbe risposto? E se avesse rifiutato?
Prese coraggio e dopo qualche giorno le parlò dei suoi desideri… Chiedendole: “e lei, non farebbe volentieri parte del nostro piccolo cenacolo?”  Anna Maria rispose: “oh, io non sono fatta per entrare in convento” … “ci penserò”. Certo la signorina Elice rimase delusa, ma restava fissa nella sua idea, e parlò del colloquio a p. Angelico perché le parlasse direttamente. E così avvenne, Anna Maria ascoltò il frate e non rispose né si, né no …. P. Angelico le disse: “non inutilmente il Signore v’ha messo sul mio cammino, a voi parrà una via non vostra, perché nuova, ma se questa fosse proprio quella che il Signore ha scelto per voi?”
Dopo l’incontro con Padre Angelico, ritornando a casa, ad Anna Maria pareva che il tratto tra la chiesa dei Cappuccini e la sua abitazione fosse divenuto più lungo. Assorbita e un po’ agitata nel suo intimo per ciò che aveva sentito, non s’accorgeva di aver rallentato il passo e d’essersi fermata qualche volta, come se quella voce, che s’era insinuata così delicatamente nel suo spirito, parlasse ancora.
Il pensiero di farsi religiosa, che le era balenato in mente sui vent’anni, le si affacciò più vivo, più insistente… che fosse effetto del colloquio con padre Angelico? Non v’era dubbio.
Ammesso che prendesse il velo nel nuovo Istituto, ne conseguiva che doveva rinunziare a tutte le forme di attività, cui s’era data fin dalla sua adolescenza; le si chiedeva l’impossibile.  Poteva fare molto di più che assistere gli ammalati poveri e solo in Loano.
Anna Maria si consultò con p. Carpignano il quale le diceva che se voleva farsi suora, a Torino non mancavano istituti nei quali entrare e vivere la vita che a lei meglio piaceva, a lui il progetto della signorina Elice non dava affidamento di lunga durata. Comunque il santo Filippino ricevette e ascoltò, p. Angelico e la signorina Elice e alla fine a Loano arrivò la lieta novella che Anna Maria, regolati i suoi affari, avrebbe fatto parte del nascente istituto.
Interpellò anche Don Bosco, che le disse: “Non avere paura, Mariettina, perché se qualche volta , alla tua congregazione mancherà il pane, glielo daranno i Salesiani”; morirai in America”.
Era un’epoca in cui la religione veniva combattuta dagli scettici, dai materialisti e nell’ignoranza in fatto di dottrina cristiana…  alle religiose s’imponeva l’uscita dalla quiete del Convento per avvicinare i piccoli, gli orfani, i vagabondi e svelare ad essi il regno dei cieli… era necessario aprire oratori, scuole, laboratori femminili, entrare nelle carceri, negli ospedali… insomma una vita più complessa, meno comoda, essere evangelici in prima linea. Come fare con la signorina Elice che la vita evangelicamente attiva non le andava a genio? Ci avrebbe pensato padre Angelico. Il buon padre le confermava… la vostra attività non sarà limitata, ma non dimenticatevi, che per arrivare alle massime, è necessario cominciare dalle piccole cose.
Nel mese di novembre 1884 Anna Maria arrivò a Loano… quando le candiate del nuovo istituto furono al completo p. Ireneo, uno dei migliori predicatori della provincia ligure, le raccolse in sacro ritiro per dieci giorni.
Il 23 gennaio 1885 Anna Maria e le altre cinque compagne (che non si erano mai viste prima) si trovarono nella cappellina dell’istituto davanti all’altare… P. Ireneo sostituì nel rito della vestizione, il prevosto don Antonio Serrato, il quale, all’ultima ora, s’era scusato di non poter partecipare alla cerimonia per impegni particolari. Quali fossero questi impegni non è facile dirlo. E’ molto probabile che non si volesse immischiare nel nascente Istituto, perché non nutriva troppa speranza sulla sua solidità; forse per timore d’essere accusato di poca avvedutezza da coloro che avversavano la Fondazione prima del suo sorgere.

 

Maria Francesca di Gesù

Ora non era più Anna Maria Rubatto, ma suor Maria Francesca di Gesù, un nome che era tutto un programma di azione, di preghiera e di sacrificio. Era libera di sé, come l’uccello dell’aria, cui pensa prodigalmente il Padre comune d’ogni creatura.
Aveva cambiato nome e veste, ma era rimasta animata più di prima a salire le scale strette, buie, rompicollo delle povere case, dalla facciata su cui il vento marino, sgretolandola, aveva ricamato disegni bizzarri, dalle stanze oscure nelle quali, all’odore del catrame, si mescolava il lezzo d’olio fritto.
La sua vita loanese rappresenta la maturazione dell’esperienza, dei tanti anni svolti al Cottolengo, scegliendo l’assistenza a malati poveri, disgraziati, bisognosi di cure fisiche e spirituali.
Tuttavia, l’opera intrapresa da madre Francesca Maria di Gesù non era circoscritta alla sola regione ligure, né confinata all’Italia. Il suo sbarco a Montevideo, in Uruguay, il 24 maggio 1892, evidenziò senza dubbio lo spirito missionario delle Suore Terziarie di Loano.
In Sud America, il contesto si dimostrò subito molto differente da quello italiano, al punto che apparve immediatamente chiaro il percorso diverso che le Cappuccine avrebbero seguito in questo nuovo paese.
Infatti, in questo emisfero, sarà preminente sia l’assistenza negli ospedali civili e militari, sia la dedizione all’istruzione all’interno dei collegi per le ragazze più bisognose…
Madre Rubatto imprime nella nuova fondazione un carisma profondo, essenziale, potentemente umile. Radicata nella fede e operativa nella carità informa il nuovo Istituto che si trova così pronto ad andare dove altri non vanno, a portare la consolazione di Cristo a chi, spesso perso nella disperazione sconfitto lo rifugge, a dimostrare la vicinanza della Chiesa alle persone di qualsiasi condizione.
Il mondo era diventato il “suo” Cottolengo e gli emarginati, gli ammalati e i poveri i suoi assistiti.

 

 

 

23 gennaio 2026: 141 anni di Fondazione!

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