La devozione a S. Francesco d'Assisi



«Particolare devozione aveva la Serva di Dio alla Vergine ed ai Santi, come unanimemente riferiscono i testi. Era devota di S. Francesco e ne diede il nome all’Istituto; era già terziaria quando stava al secolo e S. Francesco le piaceva molto per lo spirito di povertà che inculcava anche a noi» (Summ. § 955). L’Istituto è nato nel solco della tradizione spirituale francescano-cappuccina, e Madre Rubatto si è ritrovata ad essere la prima formatrice delle Terziarie Cappuccine e a professare la Regola del Terz’Ordine francescano. Lo Spirito del Signore l’ha condotta, attraverso quei segreti sentieri provvidenziali che solo Lui sa inventare, affinché vi trovasse il suo connaturale humus e lì fiorisse. Nelle lettere della Madre, avvalorata dalle numerose testimonianze depositate durante il Processo di canonizzazione, la devozione a san Francesco d’Assisi, considerato primo Patrono dell’Istituto, affiora continuamente, fino a dare forma a tradizioni ben radicate come la sentita festa liturgica del 4 ottobre, nella quale spesso s’inaugura l’apertura di Case e si celebrano le Vestizioni e Professioni religiose. È una significativa ‘festa di famiglia’ alla quale spesso Madre Francesca scrive dispiaciuta di non aver potuto essere presente accanto alle Sorelle. Il Serafico Padre non è soltanto il modello evangelico a cui riferirsi in quanto religiose francescane che hanno scelto l’umiltà, il servizio caritativo e la povertà come ideale di vita, ma la presenza che rende ‘famiglia nel Signore’ nella semplicità della gioia condivisa e che, con nostalgia, si sarebbe voluto condividere.
Al Serafico Padre Madre Francesca dedica tre dei primi Collegi da lei fondati in America latina, a Montevideo, Rosario e Sastre, a cui in seguito, dopo la sua morte, si aggiungerà quello di Buenos Aires.

 

Dalle Lettere di Madre Francesca Rubatto (Genova, 1995)

 

Si vede proprio che il nostro buon Dio, se ci vuole tribolate perché sempre più ci assomigliamo a Lui, non ci vuole però scoraggiate nella via intrapresa per amor suo; e noi da questo, mercé la sua Divina Grazia, prenderemo maggior lena a percorrerla fino all’ultimo, perfezionandoci sempre più nello spirito di sacrificio, e di abnegazione di noi medesime, come ce ne diede esempio il nostro serafico Padre, e la nostra Madre Veronica, che così bene lo imitò da diventare un perfetto ritratto anche nel corpo con l’impressione delle sacre stimmate. (MFR Lett. 4)

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Colla benedizione di Dio, di Maria SS.ma e del Padre nostro S. Francesco e confidando nella Divina Provvidenza che […] ci chiama costì per farsi e fare un po’ di bene ai poveri ammalati. (MFR Lett. 9)

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Abbiamo domanda da altre giovani che desiderano di entrare come Postulanti; dica al Signore che tutte quelle che c’invia siano veramente animate dallo spirito del nostro S. Padre Francesco. (MFR Lett. 20)

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Si degni, Rev.mo Padre, di benedire da costì la nuova Casa di Rosario che, con la grazia di Gesù, spero potrò aprire per [la festa di] S. Francesco. (MFR Lett. 28)

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Il M.Rev.do Padre Guardiano, avendomi detto avere dalla Paternità Vostra Rev.ma le dovute licenze a nostro riguardo, quale di Lei rappresentante, stabilì per la prossima festa del nostro Santo Padre S. Francesco la suddetta religiosa funzione [vestizione religiosa]. (MFR Lett. 29)

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Nell’Ospedale [di Rosario] trovai le cose ordinatissime, le Suore animate da buona volontà ed anche premurose affinché si mantenga fra esse lo spirito del nostro Serafico Padre. (MFR Lett. 32)

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Ma se lontane siamo con la persona, procuriamo di essere, care figlie, vicine con lo spirito tenendoci tutte nel cuore dolcissimo di Gesù; e procurando di conservare sempre integro lo spirito del nostro S. Padre Francesco che è quello che tanto vi raccomando, e che deve sempre informare la nostra cara Comunità. (MFR Lett. 49)

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Dunque a Voi in modo particolare vi raccomando, il buon esempio; le [Sorelle] maggiori sono quelle che devono aiutare per attendere all’avanzamento della virtù nelle novizie e postulanti; son quelle che, ad imitazione del Serafico Padre, devono essere specchi d’ogni virtù, e pregare Iddio che formi le Suore con quel vero spirito di religiose, cioè spirito d’abnegazione e sacrificio, poiché sarete quelle su cui si specchieranno tutte le Suore che Dio manderà alla nostra Comunità; pregate incessantemente perché non si offenda Iddio, e che i nostri cuori puri siano sempre alla presenza Sua. (MFR Lett. 54)

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Al ricevere della presente fino al giorno del Capitolo, raccomandiamo alle Suore di pregare il Signore, la Beata Vergine Immacolata, il Nostro Serafico Padre S. Francesco, la nostra Madre S. Veronica, per il buon esito del Capitolo stesso, acciocché Iddio ci conceda buone Superiore pel bene dell’amatissima nostra Congregazione. (MFR Lett. 122)

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Io non so spiegarle la mia gratitudine, se non col pregare Iddio ed il Padre S. Francesco per Lei, ed Ella, colla sua viva intuizione, La prego d’indovinare quanto io sento d’esserle obbligata. (MFR Lett. 126)

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Vorrei ringraziarla […] perché la Signoria Vostra Reverendissima mi ha circondata di tante attenzioni che mi hanno confusa e sento di non averle meritate. San Francesco La ricompenserà (MFR Lett. 161)

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Buone figliole, ricordatevi che nel dare che farete il vostro nome alla religione, dovete darle anche la volontà, il vostro cuore e vostra persona, affinché la religione se ne possa servire per le opere di gloria di Dio, e il buon Gesù, che voi vi proponete di seguire nella via del Calvario, possa restare contento delle sue seguaci. Iddio, il serafico Padre S. Francesco, e la Santa Madre nostra Santa Veronica, vi benedicano ora e per sempre. (MFR Lett. 165)

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Ringraziate il vostro Diletto Sposo e siate a Lui fedeli e vere figlie del Padre N. Francesco santo; ricordate e tenete scolpite nella mente e nel cuore tutte le parole di vita eterna (…) Ricordatevi voi Professe, che ora non dovete indietreggiare ma esser pronte ad amare Gesù, a soffrire ed operare per amor suo, pronte all’ubbidienza, sottomesse ai Superiori, condiscendenti con le eguali, perché una buona Suora, lo sapete, deve essere umile e dare sempre buon esempio. A voi, mie care, che or ora vestiste le divise del Serafino d’Assisi, vi rammento che se non acquisterete virtù nel tempo di vostro Noviziato dopo sarà difficile chiederla, e ottenerla da Dio (…) non vi stancate di cercare lume e aiuto al Cielo, fate speciali preghiere a Maria SS.ma, al protettor nostro S. Giuseppe ed al Patriarca S. Francesco. (MFR Lett. 183)

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[Siano le] parole del Santo Padre di conforto a lei ed a tutte le Suore come lo furono anche per noi. Si faccia animo e nello stesso tempo cerchi di incoraggiare tutte le Suore. Non devono sgomentarsi per questo fatto [il martirio di Alto Alegre], che in sé è glorioso ed onorifico per codesta Congregazione non solo, ma per l’intero Ordine del Serafico Padre San Francesco. (MFR Lett. 396)

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Le sono profondamente obbligata, e lascio al Padre nostro S. Francesco di fare le mie parti con Lei, perché io non sono capace di rimeritarla se non con la preghiera. (MFR Lett. 411)

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Le vostre care Sorelle di Loano, poverine, si trovano proprio alla miseria. Pare proprio che il Signore e il Serafico Padre vogliano che quella Casa rimanga nella miseria per ricordarci a tutte che dobbiamo essere povere, vere imitatrici dell’alta povertà di San Francesco, e nello stesso tempo farci conoscere il dovere che abbiamo tutte di soccorrerla, e di aiutarla a fine di non farci dimenticare quella Casa, che ci diede la vita religiosa e che è e sarà sempre la culla dell’Istituto. (MFR Lett. 420)

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Mi permetta ora Padre […], che Le dica proprio con tutta confidenza che non sono proprio niente animata per ricevere figlie di ricovero. Non è che non siano buone, non dico questo, ma a noi non ci hanno mai fatto buona riuscita quelle poche che abbiamo ricevuto, e non ho proprio più intenzione di riceverne, per quanto buone referenze possa avere. Forse San Francesco non le vorrà perché saranno più adatte per altri Istituti. (MFR Lett. 450)

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Il nostro caro Gesù ed il serafico Padre nostro San Francesco, vogliano confortarla [Madre] e benedirla insieme alle sue figlie per la carità a noi usata. Fummo in Assisi a visitare i luoghi ove dimorò questo Padre Serafico, ed inginocchiate sulla sua tomba lo pregammo tanto, tanto per Lei, come le promettemmo. (MFR Lett. 462)

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Care figlie, vi saluto tutte di cuore e vi presento i saluti di tutte queste care vostre Sorelle. Poverine, sono tanto in pena di non potermi trovare il giorno di San Francesco per festeggiarlo con loro […] ma pure sono stata chiamata in fretta a Sanremo e non posso ritardare la mia andata. (MFR Lett. 480)

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La raccomandi al Signore affinché riesca una buona figlia di S. Francesco. (MFR Lett. 531)

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So quanto bene si occupa costì delle nostre Suore. La ringrazio vivamente di tanta sua carità. Lei procura, Padre Rev.do che ci avanziamo nella via della perfezione, la caritatevole fatica sua […] un giorno le verrà presentata in Cielo da Dio e dal nostro serafico Padre San Francesco. (MFR Lett. 593)

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Intanto le faccio sapere che la Cappella dell’Ospedale di Rosario è dedicata a San Francesco. (MFR Lett. 631)

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Nella fiducia che per intercessione dell’Immacolata Vergine Maria, nostra Patrona, e del Serafico Patriarca San Francesco, ci sia elargita la bramata grazia. (MFR Lett. 642)

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[…] si può con certezza dire che i buoni cittadini di Peveragno hanno gran cuore con alto e religioso sentire, e dimostrano uno spirito schiettamente e profondamente francescano colle onoranze rese ai primi Martiri del secolo, membri di un tronco di quest’Albero serafico. (MFR Lett. 653)

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Procuriamo quali figlie di un solo Padre, di restare unite in spirito per meritare le celesti benedizioni e le compiacenze di Dio e del Padre S. Francesco. (MFR Lett. 654)

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Desidererei che la vigilia di S. Francesco veniste a Genova, per essere tutte riunite in tale giorno. (MFR Lett. 769)

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La prossima festa del nostro santo Padre Francesco mi da occasione per venire con questo biglietto a Voi per augurarvela lieta e colma di ogni felicità. Vorrei care figlie, scrivere una riga ad ognuna in particolare, ma non posso; siate però sicure che ognuna vi porto in cuore, come di cuore prego per tutte il serafico Padre S. Francesco che vi sia largo di tutte quelle grazie che il vostro cuore desidera. (MFR Lett. 770)

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[…] sono tutti animati per aiutarci, mi diedero il permesso di mandare due Suore alla questua; andranno con buone raccomandazioni […] e speriamo che avranno pure la benedizione di Dio e del Serafico nostro Padre S. Francesco […] e se Dio mi aiuterà come spero, prima di partire per l’Italia metteremo la pietra fondamentale per fabbricare la Casa di Alberdi. (MFR Lett. 789)

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Grazie figlie! Continuate ad essere buone, affinchè possiamo un giorno, tutte unite, godere il frutto dei nostri meriti acquistati per grazia del nostro caro Sposo Gesù, della nostra cara Madre Maria SS.ma, del nostro caro Padre San Francesco e Madre nostra S. Veronica, in Paradiso. Oh, care figlie sì, vi ripeto: state buone, osservate la nostra santa Regola e pregate tanto. Questo mondo non merita il nostro cuore…Gesù vi benedica tutte come di cuore vi benedice la vostra affezionatissima Madre (cfr. MFR Lett. 820)

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Dunque, cara figlia, fate le cose bene, sempre unita con Gesù, con Maria nostra Madre e con San Giuseppe, San Francesco e Santa Veronica. (MFR Lett. 827)

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Avvicinandosi la bella e a noi tanto cara solennità del Serafico Nostro P. S. Francesco vengo colla presente [vengo] ad augurarvela proprio di cuore lieta e felice. Mi rincresce assai di non poterla festeggiare in vostra compagnia; credete, care figlie, che non ho lasciato niente d’intentato per potermi sbrigare e trovarmi tra voi in sì bella occasione, tanto più che l’ubbidienza mi chiama costì, non potete immaginare la pena che sento di non poter compire questo mio dovere […] Gesù [e] San Francesco vi benedicano, ed io vi mando pure la mia […] Care ed amate figlie, la benedizione di Dio e di San Francesco discenda su tutte. (MFR Lett. 835)

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Avvicinandosi la cara festa del N. S. P. S. Francesco, vengo […] ad augurarvela proprio di cuore lieta e felice. Son più che certa che tutte vi sarete preparate bene per meritavi da sì buon Padre tante grazie…e spero pure che vi sarete ricordate di me povera vecchia e di queste vostre affezionate Consorelle. State pur tranquille, care ed amate figlie, ch’io vi ricorderò tutte indistintamente più del solito e supplicherò caldamente il caro nostro Santo Padre, che interceda per voi presso Dio e vi faccia gran sante e vi colmi d’ogni ben di Dio. Mi rincresce assai, care figlie, non poter festeggiare sì bella solennità assieme a tutte voialtre, ma anche in questo dobbiamo adorare i decreti di Dio ed essere entrambi rassegnate ai suoi divini voleri. (MFR Lett. 836)

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State pure tranquille, care figlie, che questa povera vecchia, se sempre prega per voi tutte, pregherà con più fervore quel santo giorno il nostro caro Padre S. Francesco, affinché ci ottenga da Dio la grazia di arrivare tutte a quel grado di perfezione [a cui] da Dio siamo chiamate. (MFR Lett. 837)

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Passate adunque allegramente e santamente il bel giorno del Santo Padre nostro Francesco; uniamoci in spirito ai Suoi Santi piedi e chiamiamo di cuore la vera unione e l’attaccamento alla nostra cara Comunità. (MFR Lett. 838)

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Avvicinandosi la festa del nostro Serafico Padre San Francesco, vengo con la presente ad augurarvela proprio di cuore lieta e felice. Sono certa che tutte vi sarete preparate a festeggiare con giubilo ed allegrezza tanto fausto giorno, da meritarvi, da sì generoso Padre, tante grazie per voi tutte, e spero che vi ricorderete di chiederne qualcuna per me, e per queste vostre Sorelle, che tanto ne abbiamo bisogno. Benché lontana, in quel giorno mi ricorderò di voi tutte, e con più fervore pregherò il Comune nostro Padre perché vi faccia tutte sante, e ci ottenga dal Signore, la grazia d’imitarlo nelle sue virtù, specie l’umiltà e il disprezzo del mondo. Mi rincresce assai di non poter festeggiare un sì gran giorno in vostra compagnia o almeno vicine, però credetemi, care figlie, non ho risparmiato nulla, anzi feci tutto il possibile, e per ben tre volte ho fatto preparativi per la partenza, ma tutte invano; sempre ho dovuto differire (…) per motivi che sarebbero troppo lungo a dirveli, ma che chiaramente ho dovuto provare essere volontà di Dio. (MFR Lett. 839)

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Lascio a tutte questi ricordi: Osservanza della nostra santa Regola carità vicendevole tra voi e di fare ogni cosa a maggior gloria di Dio. Queste sono le pratiche che ho sempre in modo speciale amate e che di cuore desidero regnino nella nostra cara Comunità, acciocché sia sempre benedetta da Dio e protetta dal nostro Serafico Padre San Francesco e dalle nostre gloriose Madri S. Chiara e Santa Veronica (MFR Lett. 942, Testamento)

 

 

DALLE TESTIMONIANZE DEL PROCESSO DI CANONIZZAZIONE

(…) quando pregava assieme alla comunità teneva le braccia incrociate sul petto, come tutte le Suore, imitando in ciò il nostro serafico S. Francesco. (p. 32)

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(…) nelle contrarietà era mansueta e pacifica e faceva mortificazioni nel mangiare e nel dormire. Stando io con lei a Roma, alloggiate in casa di una signora, non pranzavamo da lei ma uscivamo al mattino, chiedevamo in elemosina un pezzo di pane e compravamo qualche arancio. Allora mi diceva: «Questo lo facciamo non perché ci manchi il denaro ma per imitare il nostro serafico Padre S. Francesco» (p. 58). Una principessa fiorentina, signora Carega, la invitò a casa sua dicendole che sarebbe stata molto onorata se fosse andata ad abitare sotto il suo tetto, perché la considerava una santa; mise a sua disposizione due stanze e la carrozza. Quando la Madre ed io arrivammo a Firenze, la Madre, vedendo tanto lusso, consegnò alla Principessa il regalino che le aveva portato e le disse che non poteva trattenersi si più; poi, con lo stesso treno che aveva un’ora di coincidenza, tornò al suo convento dicendomi: «Sapete, cara figlia, questo non è per noi Figlie di S. Francesco» (Summ. § 171, p. 58).

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Cercava di seguire lo spirito del serafico Padre  e l’inculcava alle altre, in particolare con lo spirito di rinunzia. Aveva portato a Loano le posate d’argento, forse portate da casa sua, ma il P. Angelico disse: «Ma che posate d’argento: ci vogliono quelle di legno». Di fatto si usarono le posate di legno fino a qualche tempo fa: e credo d’essere stata l’ultima ad usarle in convento. La Madre aveva i piatti di terra. Poi successero i piatti di smalto”. (Summ. § 994, p. 61). (…) la Serva di Dio le precedeva nell’esercizio della povertà: nei cibi e abiti non era facile a spendere per sé. Le Suore anziane riferiscono che (…) era solita dire: «Non lamentiamoci della penuria, siamo così, più simili a S. Francesco. Il nostro premio è il Paradiso e la vita è fin troppo breve per poterlo guadagnare». Di fatto nelle nostre Suore anziane s’è conservato il suo spirito; rammendano, finché possono, i vestiti, né si lamentano dei cibi” (Summ. § 1021). (…) era austera per ammirazione a Cristo e  San Francesco. So che non mancò mai alla virtù della povertà, e anzi amava immensamente la povertà e la raccomandava alle altre Suore, come cammino di santità  (Summ. § 872). Tanto è vero che nelle Case quali furono da lei fondate non c’era lusso, anzi vi era povertà (Summ. § 1030) (pp. 61-62); [Ad 41] Era austera per ammirazione a Cristo e a San Francesco. So che non mancò mai alla virtù della povertà; e anzi amava immensamente la povertà e la raccomandava alle altre suore, come cammino di santità. (p. 379)

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[§ 430] Era devota della SS.ma Vergine (…), del Sacro Cuore, di S. Giuseppe e del Serafico Patriarca S. Francesco (p. 223); [§ 654] (…) era devota dell’Angelo Custode, delle anime Purganti e dei Santi dell’Ordine Serafico, specialmente del Patriarca S. Francesco. (p. 300); [§ 480] (…) Aveva una speciale devozione a S. Anna, della quale da secolare portava il nome, alla SS.ma Vergine Immacolata, a San Giuseppe, a San Francesco e ad altri santi. Recitava per intero tutti i giorni il Santo Rosario, la Corona Francescana, la Coroncina dell’Immacolata e molte giaculatorie. (238); [§ 917] Era, naturalmente devota di S. Francesco e si può dire che aveva tutte le devozioni. (p. 406); [§ 1014]  Era devota di S. Francesco d’Assisi, e occasionalmente esortava le suore ad avere la serenità di S. Francesco. (p. 452)

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[§ 657] Anche per la strada pensava al Signore incedeva ad occhi bassi come il Serafico Padre San Francesco, rispondeva al saluto, ma non si fermava, se non era richiesta di farlo. (p. 301); [Ad 46] Circa la castità nell’uso dei sensi esterni era castigatissima e inculcava  di tenere gli occhi bassi, come faceva essa stessa. Ci diceva: «Per le strade fate la predica di San Francesco: pregate e non guardate in giro». (p. 525); [§ 991] […] la Madre, uscendo di casa, diceva alle Suore che andavano con lei: «Facciamo la predica di S. Francesco: la mente in Dio e il sorriso sulle labbra; pensiamo che possiamo incontrare buoni, ma anche poveri peccatori e noi possiamo aiutarli a ritornare a Dio!». (p. 439)

 

[Ad 11] Per fare quello che fece, dovette necessariamente amare molto Dio Nostro Signore. Parlava di Dio, di S. Francesco e delle grazie che aveva ricevuto. Si sacrificava molto nei lavori come qualsiasi altra Suora. (p. 123)

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[§ 656] Quando le giunse la notizia del massacro delle suore ad Alto Allegre la Serva di Dio si trovava a Genova e disse: «Ne ho un grande dolore, ma sia fatta la volontà di Dio, se non era per il bene della Congregazione sarei rimasta con loro e avrei guadagnato il Paradiso». Nella prova del dissenso con la signora Elice, mentre tutto pareva crollare essa confidò nell’aiuto di Dio. In ogni sua pena ripeteva il detto di S. Francesco: «Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto». (p. 300)

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Regolamento quotidiano delle terziarie cappuccine di Loano

Mattina:

Alle cinque precise la Sorella più giovane suona il campanello pel risveglio di tutte. Ognuna allo svegliare dirà con tutto l’affetto: «O nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù, Serafico Padre S. Francesco, e Santa Madre Veronica beneditemi, fatemi santa e tutta vostra ora ed in eterno ». E fattosi il segno della santa croce si alza immediata­mente (p. 496)

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