Centro Missioni

 
 

Progetto Harar - Etiopia

Migliorare le condizioni di vita degli anziani disabili affetti da lebbrosi

Noi, Cappuccine di Madre Rubatto, siamo particolarmente legate ad Harar e a quella missione perché ha segnato la nostra prima presenza nel Continente africano. Nel luglio del 1937 siamo state chiamate ad Harar per partecipare all’avviata missione Cappuccina come infermiere, nel Lebbrosario “Sant’Antonio” e nei due Ospedali, militare ed indigeno, e come educatrici nell’Orfanatrofio femminile di “Santa Chiara d’Assisi”. Seppur bruscamente rimpatriate nel novembre del 1942 dall’occupante inglese, le nostre missionarie vi lasciarono il cuore e solo nel 1981 vi siamo tornate per dedicarci ai nostri fratelli lebbrosi.

LA MISSIONE DI HARAR
Il complesso che abbiamo trovato più di ottant’anni è essenzialmente immutato: c’è una clinica, un lebbrosario, un orfanatrofio, una scuola materna ed elementare. Le nostre Sorelle, nella Clinica della Diocesi, visitano e curano, oltre ai malati che provengono dalla Città e i villaggi limitrofi, i bambini denutriti. La Clinica comunica con il grande Lebbrosario che è costituito da casette adibite ai lebbrosi, i quali sono costantemente medicati anche con l’ausilio di personale laico professionale. Altre Sorelle amministrano e insegnano: la Scuola dell’infanzia, la Scuola elementare, entrambe della Diocesi, e il vicino Orfanatrofio dove si trovano orfani, i cui genitori sono morti per l’HIV o perché abbandonati dalle madri, spesso molto giovani, non sposate e prive di mezzi di sostentamento.
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