| Beata M. Francesca Rubbato |
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Traversie familiari, tra cui la morte di fratellini e sorelline, a motivo della diffusa mortalità infantile, e la perdita dei genitori, determinarono il suo trasferimento a Torino, a 19 anni. Giovane donna ricca non di salute ma di entusiasmo e di umanità, nella società in rapida trasformazione in cui viveva, non fece fatica a cogliere le molte domande e gli innumerevoli bisogni di un popolo contadino che si andava urbanizzando, al seguito della nascente industrializzazione, con tutto ciò che di positivo e di negativo questo comportava.
"I cavalli sono stati la vita,la passione, il lavoro di papà: faceva lo stalliere; eravamo tanti in famiglia!... non erano anni facili, tanti figli… la mamma sapeva cucire bene, ma il tempo era poco con tutti quei bambini... Due sono morti piccoli e poi anche papà improvvisamente, e… è stata dura, la mamma si è anche risposata, insomma, la mia infanzia non è stata una passeggiata. semmai una cavalcata di quelle faticose!". M. Francesca - A Torino l’accolse la nobildonna Marianna Costa Scoffone. Anna Maria fu per la Scoffone collaboratrice, dama dicompagnia, consigliera nell’amministrazione dell’ingente patrimonio che alla morte della Scoffone passerà in testamento al Cottolengo di Torino. Incominciano così a rivelarsi le prime fiamme di carità unite ad un’intelligente capacità di organizzare la carità; più tardi tali doti sfoceranno in un’impresa di non comune rilevanza. Gli anni del soggiorno torinese furono per Anna Maria anni di intenso impegno spirituale e caritativo. Si orientò verso ottimi direttori spirituali: primo il Padre Felice Carpignano, poi il Can. Bartolomeo Giuganino. Ma la misura del livello spirituale di un’anima è sempre data dall’impegno di carità. Nella Torino dei Santi
A Torino stava fiorendo in quel tempo tutta una costellazione di Santi rivolti a suscitare opere di carità. Tra i quali San Leonardo Murialdo che dava vita ad opere per preparare gli adolescenti al lavoro. Don Bosco con la fondazione degli oratori salvava dai pericoli della strada i ragazzi per avviarli ad una vita di onestà. Fra tutte queste opere proseguiva la sua vita, il miracolo della carità: la piccola casa della Divina Providenza fondata dal Cottolengo. Non dimenticherà mai il suo tirocinio evangelico pratico o, forse meglio, l'iniziazione apostolica effettuata in questa casa, sacrario dell'umanità percossa dalla limitazione e dalla sofferenza. Già allora percepì con chiarezza che la sua missione era quella di alleviare il dolore dei poveri e degli ammalati nel corpo e nello spirito. "Qui a Torino ho vissuto esperienze indimenticabili… è un mondo che si è aperto. Ho pregato tanto al Santuario della Consolata, ho conosciuto e condiviso la carità della Piccola Casa del Cottolengo, il gran lavoro per i poveri delle conferenze di San Vincenzo e poi… Don Giovanni Bosco che mi ha seguito, consigliato… e lui sapeva tutto di me, dall’inizio alla fine". M. Francesca - Tratto dal film Oh quell'America!
Le testimonianze ai processi per la beatificazione presentano un ventaglio assai ampio di opere di carità in cui la giovane Rubatto si impegnava: “Si recava in molte parrocchie della città a fare il catechismo ai fanciulli”, “ visitava gli ammalati dell’Ospedale del Cottolengo”, “andava anche alla cerca di cibo per i poveri e si recava nelle soffitte di Torino a soccorrere gli abbandonati”. Nella Liguria di Ponente"Ho sempre amato il mare forse perché sono nata in un posto in cui non c’era. Quante volte ho guardato e ho sognato anche ad occhi aperti!... Venivo qui con mia sorella e suo marito. C’era tanta gente, ma M. Francesca
La costruzione in corso era destinata ad ospitare una incipiente comunità religiosa femminile. La Rubatto venne invitata a farne parte a seguito del suo comportamento con l’operaio. Promotrice dell’iniziativa era la sig.na Maria Elice, coadiuvata dal cappuccino Padre Angelico. Si trattava di un piccolo nucleo di giovani che iniziavano una vita comunitaria ispirandosi all’ideale di San Francesco come Terziarie Cappuccine. Il noviziato ebbe inizio il 23 gennaio 1885. Anna Maria cambiò il suo nome in quello di Suor Maria Francesca di Gesù. Parallelamente all’impostazione del noviziato come scuola di vita religiosa autenticamente francescana si rivelò subito formidabile organizzatrice di opere di bene, nelle quali già si intravedeva la futura missionaria serenamente libera, perché tutta di Dio, desiderosa solo della salvezza delle anime, incurante di ogni pregiudizio e condizionamento puramente umano. L’orientamento verso i più poveri per evangelizzarli attraverso le opere di carità fu chiaro fin dagli inizi. Piccoli e adulti trovavano in lei amabile accoglienza. Li andava a cercare e li aiutava a risolvere situazioni di difficoltà. Si recava tra i pescatori e li istruiva nella dottrina cristiana fino a far loro ricevere i Sacramenti. Francesco Panizza, il ragazzo da lei soccorso, guarito, in seguito divenne assiduo agli incontri di catechismo da lei tenuti nei giorni festivi nell'orto presso la casa della sig.na Elice. Lei, con fine tattica evangelica, andrà a trovarlo anche in caserma, a Torino, quando egli vi dovrà prestare il servizio militare. Ricordando quell'evento, la Madre ebbe a dirgli: "Tu sei stato ferito alla testa e presto guarito: Io invece lo fui in modo più duraturo, al cuore"
Il Vescovo di Albenga. Mons. Filippo Allegro, non lasciava mancare il suo interessamento e la sua paterna benevolenza. Il Signore, sempre prodigo di luce con i suoi pastori, gli faceva già profeticamente intravedere i futuri sviluppi della nascente Congregazione e i suoi preziosi servizi alla Chiesa. In lui le prime Cappuccine di Madre Rubatto ebbero modo di sperimentare la paternità e la maternità della chiesa. I Padri Cappuccini non lasciavano mancare al piccolo nucleo di seguaci di San Francesco gli opportuni stimoli affinché muovesse i primi passi nella direzione giusta, ossia in un cammino di stile e di spiritualità autenticamente serafico-cappuccino. La prima professione di Madre Francesca e delle sue prime compagne avvenne il 17 settembre 1886, festa delle stigmate di San Francesco. "La nuova Comunità, che incarna al femminile lo spirito francescano - cappuccino (Cost. 11 -2003)
Alto Alegre: un nome di gloria per la Congregazione, rimase una delle tappe più sofferte e più care della sua vita. Ormai il suo cuore pulsava di intensissimo amore per quei poveri indios e per quelle regioni segnate da estrema povertà che erano divenute sua patria. La morte la colse proprio là, nelle nuove fondazioni di frontiera. Era il 6 agosto 1904. Da quel giorno riposa a Montevideo, come chiese nel suo testamento, nella prima casa aperta nel nuovo continente.
Fiducia in Dio, abbandono nella Provvidenza, capacità di adattamento, spirito di sacrificio, duttilità intraprendente e coraggiosa non le mancavano davvero. Perciò ancora e sempre più le sue figlie sono provocate a evangelizzare con gioia, in semplicità e letizia, a scoprire le risonanze attuali del suo grande carisma, e ad arricchirlo di freschezza, di energie, in generosa donazione, in atteggiamento di fiducioso abbandono tra le mani affettuose e benedicenti del Signore. |







Recatasi a Loano, nella riviera ligure di Ponente, nell’estate del 1883, per la cura dei bagni, insieme alla sorella Maddalena, Anna Maria cominciò a frequentare la chiesa dei Cappuccini. Nei pressi della chiesa era in costruzione un edificio. Uscendo di chiesa, in un mattino d’agosto, essa si imbattè in una scena dolorosa. Una pietra, caduta dai ponti della costruzione, aveva ferito alla testa un giovane manovale che grondava sangue. La Rubatto soccorse il giovane, lavò e medicò la ferita e, consegnandogli lo stipendio pari a due giornate di lavoro, lo mandò a casa perché potesse riposarsi.
Il noviziato di Loano, da lei guidato, proseguiva, frattanto, nel suo cammino con austerità e fortezza. Preghiera, penitenza, povertà erano le caratteristiche. E non mancavano le dure prove. La povertà, nei primi anni, non fu meno eroica di quella vissuta a San Damiano al tempo di Chiara d’Assisi.
Venti case vennero aperte nei vent’anni di governo della Madre e in ogni fondazione tutto era da preparare e da sistemare con cura. L’Italia e l’America Latina furono gli scenari delle sue fatiche e del suo zelo per l'estensione del Regno di Dio. Il suo fu, fin dagli inizi, un Istituto in stato di missione, aperto al servizio senza confini, con un vero abbraccio universale.
La glorificazione della Chiesa, avvenuta il 10 ottobre 1993, l’addita ufficialmente alle sue figlie e a tutti, come sicura maestra di vita spirituale. Il suo resta un carisma aperto al compimento in ogni tempo, perché l'intuizione educativa, la sollecitudine per i malati del corpo e dell'anima, il desiderio di partecipare la fede e condividerla in pienezza ne fanno una donna vicina, una madre e una sorella sulle strade del nostro tempo. La disponibilità a varcare gli oceani, a incontrare popoli nuovi e a mettersi al loro servizio porta un messaggio di estrema attualità.